Leggenda e culto cristiano

Il mito dei Sette Dormienti di Efeso nasce nel V secolo nella provincia romana dell'Asia Minore, durante il regno dell' imperatore Teodosio II. Tuttavia si basa su un evento realmente accaduto nel III secolo ad Efeso. La leggenda scritta originariamente in greco in un manoscritto andato disperso, viene riportata dall'agiografo bizantino Simeone da Metafrasto nel suo Menologio nel X secolo. Oltre ad essere testimoniata nelle varie regioni dell'Oriente cristiano, ed essere tradotta da Gregorio di Tours nell'Occidente latino, nel VII secolo confluisce nel Corano, ed esattamente nei primi versi della sura XVIII, intitolata proprio "al Kahf", (la caverna) mentre in arabo i sette dormienti diventano "ahl al kahf", ossia la gente della caverna.

La devozione ai Sette Dormienti attualmente è diffusa oltre che nella cristianità ortodossa (Santorini), nei paesi islamici, in particolare arabi, e laddove si è propagato l'Islam, perfino in Cina. Una riattivazione del culto ad opera dell'orientalista Louis Massignon, nel segno del dialogo interreligioso si ha in Bretagna, a Vieux Marché.

In molti paesi europei sono presenti le tracce di un vasto patrimonio materiale (affreschi, icone, statue) relativo ai Sette Dormienti.

Nello specifico in Italia abbiamo testimonianze a: 

Roma: oratorio in Via Porta San Sebastiano 7, affresco; Museo della civiltà romana Crypta Balbi, affresco rimosso dalla cripta di Santa Maria in Via Lata.

Angri (SA): cappella Pisacane dedicata ai SS. Cosma e Damiano, gruppo di statue in una teca.

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Bivongi (RC): chiesa dei 7D sparita (monaci basiliani del monte Athos), chiesa monastero di Giovanni Theristy.

Breno (BS): museo camuno, icona

Milano: chiesa San Cristoforo ai Navigli, affresco.

Crema: duomo, affresco.

San Mauro La Bruca (SA): cappella di San Costantino Martire, uno dei 7D.

 

 Il racconto 

Il nucleo della leggenda consiste nella storia di sette giovani, figli di nobili di Efeso, che per profondo attaccamento alla fede cristiana si rifiutarono di obbedire all'editto dell'imperatore Decio, emanato nel 249, che ordinava di sacrificare agli dei pagani. Per sfuggire alla persecuzione del governatore locale si rifugiarono in una caverna sui monti circostanti la città. Il governatore però scoperto il loro nascondiglio, li fece murare vivi e nel muro, due notabili, segretamente cristiani, inserirono una cassetta di bronzo contenente una tavoletta su cui avevano scritto i sette nomi e la loro storia.

Si racconta poi che i loro corpi rimasero inalterati fino all’epoca di Teodosio II (408-450), quando quasi alla fine del suo regno, Dio li risuscitò.

La risurrezione avvenne in seguito all’entrata della luce nella grotta dopo che un pastore per costruirsi un ovile ne prese le pietre. Ai 7 giovani parve di aver dormito una sola notte ed uno di loro travestitosi da mendicante andò a comprare del cibo e ad informarsi sulle disposizioni di Decio nei loro riguardi. Arrivato in città sulla porta d’entrata notò il segno della croce e ne rimase totalmente stupefatto. Ovunque c’era la croce e la gente parlava liberamente di Cristo. Si recò allora al mercato e nel pagare il pane fu tacciato di essere in possesso di un antico tesoro dal momento che le sue monete appartenevano ad un’epoca molto anteriore. Così la voce si sparse in tutta Efeso giungendo fino al vescovo che insieme al proconsole ordinò che fosse condotto loro il ragazzo. All’interrogatorio egli, talmente impaurito, svelò tutta la storia e il loro rifugio.

Il vescovo pensando dunque ad una rivelazione di Dio, insieme al proconsole e a tutta la popolazione, andò alla caverna e lesse la storia dei 7 Dormienti nella cassetta di bronzo. Poi alla vista degli altri giovani resuscitati s’inchinarono tutti benedicendo Dio che li aveva resi degni di un tale miracolo. Intanto era stato informato a Costantinopoli l’imperatore Teodosio che versava in uno stato di profonda tristezza per le controversie proprio sulla resurrezione dell’anima e del corpo che dilagavano in quel tempo. Appena l’imperatore giunse alla caverna invitò i sette giovani a scendere in città ma questi risposero che Dio aveva ordinato loro di rimanere lì, e poco dopo morirono.

Il racconto termina con l’ordine di Teodosio di costruire un oratorio davanti la grotta e l’istituzione di una festa di commemorazione annuale nel giorno della loro resurrezione.

 

Lo storico belga Ernest Honigmann (Stephen of Ephesus and the legend of seven sleepers, 1953) fa risalire al vescovo di Efeso, Stefano (448-451), il racconto romanzato dei 7 Dormienti. Egli si basa sul fatto che poco prima di morire Teodosio II realmente andò a Efeso per pregare sulla tomba di San Giovanni al fine di conoscere il nome del suo successore (Marciano). Tenendo conto che il secondo concilio di Efeso, definito Latrocinium da papa Leone Magno, si tenne nell’agosto del 449 dopo la celebrazione del primo anniversario della leggenda, lo studioso conclude che la sua comparsa sia datata nell’anno 448.

 

 

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